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Santa Maria Assunta e San Giorgio La fase medievale della Santa Maria, probabilmente edificata durante la signoria dei conti di Badalucco, è scomparsa in seguito alla ricostruzione radicale di fine ‘600. Ne sopravvivono alcuni resti erratici, come le due belle colonne in pietra nera -con i relativi capitelli- reimpiegate nella facciata del palazzo municipale, che possono datarsi al pieno XV secolo. La Santa Maria conosce a metà ’500 alcune operazioni di aggiornamento di cui è testimonianza significativa il portale in pietra nera firmato nel 1556 da Bartolomeo Varenzi, originario di Cenova, nella valle di Rezzo. Le teste leonine e le maschere degli angioletti, nella loro fissità un poco stralunata, rivelano con quale titubanza la tradizione dei lapicidi locali cercasse di conformarsi a quel classicismo che ormai era norma di gusto. All’alba del ’700 la collegiata di Badalucco é una delle chiese più grandi e moderne dell’estremo Ponente: viene infatti ricostruita a partire dal 1682 (anno inciso su una pietra murata nel fianco destro, quasi sullo spigolo di facciata) su impulso del parroco Giovanni Mattia Striglioni, singolare figura di studioso e incisore dilettante. A dirigere i lavori (a buon punto nel 1693, quando si edifica il campanile) é soprattutto Giovanni Battista Oreggia, un non disprezzabile “capo d’opera” originario di Molini di Prelà, che ricorre ad uno schema collaudato proprio in quegli anni nella collegiata di Taggia: una sola navata chiusa da un coro profondo, ma fiancheggiata da una sequenza di cappelle che a Badalucco sono cinque per parte. La monumentalità controllata di questa chiesa esprime bene quella linea moderata che accomuna le architetture liguri ponentine del tardo ’600. Assai per tempo le nude pareti si coprono di una brulicante decorazione a stucco inizialmente dovuta alla bottega di Gio Paolo Marvaldi da Borgomaro (circa 1620-1705), anziano ma ancor valido, che in precedenza aveva lavorato nell’oratorio di San Francesco. Di impronta vagamente manierista è il suo morbido e tranquillo classicismo che è interessante confrontare col linearismo più mosso degli stucchi di avanzato ’700, come quelli delle due cappelle mediane. Altro scultore operoso in quegli anni è Gio Batta |
Borgogno detto Buscaglia, un intagliatore dei Molini di Triora specializzatosi
nell’esecuzione di grandi altari e di piccole sculture, sempre
in legno policromo e spesso estesamente dorato. Per Badalucco il Buscaglia
fabbrica diversi busti-reliquiario, poi radunati nella cappella delle
reliquie (ultima a destra dal fondo) e le statue dei Santi Benigno e
Felicissimo verniciate di bianco per simulare lo stucco. Questi oggetti
danno ancora un’idea impressionante del notevole tesoro di reliquie
allora posseduto dalla collegiata badalucchese che comprendeva perfino
due busti di alabastro. |
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