Portali
La
pietra conserva un significato profondo per la cultura contadina ed
è oggetto di attenta conservazione, o meglio si potrebbe dire,
manutenzione.
I portali scolpiti, ad esempio, sono stati frequentemente salvati
dal crollo di antiche costruzioni e reimpiegati come ornamento e con
significati religiosi o scaramantici nei sovrapporta di comuni abitazioni.
Accanto ai simboli religiosi si trovano frequentemente rosaci e segni
di origine pastorale comuni ad una vasta area alpina ed il cui significato
risale alla preistoria.
La fervente predicazione di San Bernardino da Siena, presente in valle
fre il 1417 e il 1418, incise profondamente nell'animo dei valligiani
e lo attestano il numero consistente di portali scolpiti con il trigramma
I H S (prime tre lettere greche del nome di Cristo) ideato e diffuso
dal Santo.
Sulla produzione di opere in pietra scolpita influì la vicinanza
del grande cantiere di San Domenico a Taggia che , dalla metà
del quattrocento e per quasi un secolo, utilizzò l'opera di
maestranze specializzate di scuola lombarda.
La cosiddetta scuola locale di Cenova risentì degli influssi
lombardi soprattutto sotto il profilo tecnico, conservando nel segno
e nella essenzialità delle immagini un carattere arcaico e
primitivo: soltanto due secoli dopo le maestranze lapicide acquisirono
un gusto maggiormente orientato verso la decorazione e la cura del
particolare.
Nella scultura di porta il materiale prevalentemente usato era l'ardesia,
utilizzata anche come supporto pittorico, come copertura per i tetti
e come materiale per la pavimentezione.
I numerosi toponimi "ciappa" e "capin" che indicano
cave di ardesia confermano nel passato l'esistenza di una consistente
attività estrattiva nella zona.
Particolarmente ricco di portali di epoche e stili diversi è
il borgo di Montalto Ligure piccolo compendio dell'arte locale dell'ardesia.