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18100 Badalucco (IM) 1 v. Marco Bianchi - tel. 0184 407007 fax 0184 408561 |
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| Il Laboratorio per l'espressione contemporanea Anche chi percorre frettolosamente la statale di fondovalle non può non accorgersi di una singolarità che da qualche anno distingue Badalucco dagli altri centri, grandi o piccoli che siano, dell’entroterra ponentino: il colore vigoroso di ceramiche e pitture murali che si affacciano dalle pareti antiche del vecchio borgo, suggerendo implicitamente che lo spettacolo continui nella penombra dei carrugi e che tutto il tessuto abitativo ne sia partecipe. Quel che si è venuto sviluppando a Badalucco nell’ultimo decennio del secolo non è, a rigore, una novità assoluta da queste parti: già nei ’60 i muri di Apricale si vestirono di un vivace tessuto di affreschi (ma in cui prevaleva l’effetto-quadro, viste le ridotte dimensioni di ogni singolo intervento); e negli ultimi tempi, a Valloria, vengono periodicamente dipinte nuove porte lignee. Ma mentre l’esperienza di Apricale è storicamente conclusa, e quella di Valloria è limitata dall’uso dei materiali (perché, appunto, sono solo le porte a costituire il campo d’azione dei pittori), a Badalucco si è realizzata una convergenza di tecniche ed ambiti espressivi differenti, che si manifesta ogni estate nel corso di mostre e performances tenute dagli stessi artisti (per cui capita di assistere alla creazione di una ceramica, come si suol dire, in tempo reale) ed è in continuo arricchimento. Tanto più che alla straordinaria galleria d’arte all’aperto rappresentata dall’intero paese si è affiancata una notevole galleria al chiuso ricavata nei suggestivi locali al seminterrato del palazzo municipale, dove gli eventi espositivi cercano di mantenere una continuità cadenzata anche nei mesi invernali. La proiezione di un centro storico nell’universo multiforme della creatività attuale, e la netta prevalenza della ceramica e di artisti di area latamente savonese, apparentano Badalucco, in un certo senso, più ad Albisola che ad Apricale o ad altre realtà rivierasche (viene in mente anche Calice Ligure, negli anni di Scanavino). Fondale a parte, e fatta la tara alla cronologia, la celeberrima passeggiata a mare albisolese esibisce molte delle stesse credenziali culturali che vediamo manifestarsi di volta in volta in valle Argentina. Questo può essere dovuto al fatto che nell’operazione di Badalucco sono stati coinvolti anche e soprattutto artisti legati all’asse Albisola-Savona, abili a coltivare quell’arte ceramica che nell’estrema Liguria occidentale è frequentata con ben altra discontinuità (e in tal senso è significativo che le presenze locali siano in verità pochissime). Del resto una singolare coincidenza fra adesioni al progetto e alcuni dolorosi lutti ha fatto sì che a Badalucco si possa ammirare qualcuna fra le ultime opere di artisti come Rocco Borella (1920-1994), Agenore Fabbri (1911-1998) e Sandro Cherchi (1911- 1998), nomi che hanno contato qualcosa nella storia dell’arte italiana del secondo Novecento. |
Una circostanza che conferma la qualità dell’orientamento
iniziale e fa rimpiangere gli altissimi sviluppi che il progetto avrebbe
potuto conoscere se il rapporto fosse iniziato prima (o se questi maestri
fossero stati più longevi).
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