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18100 Badalucco (IM) 1 v. Marco Bianchi - tel. 0184 407007 fax 0184 408561 |
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| Ritorna Il risultato è sorprendente, e anche un poco straniante. I murales propriamente detti non fanno parte della tradizione figurativa ligure (altra cosa, naturalmente, sono le facciate dipinte, che mimano partiture architettoniche), e tutt’al più ci potremmo assuefare a vederli distesi su muraglioni cementizi in contesti assolutamente moderni: del resto, confessiamolo, stiamo facendo l’abitudine anche all’aerosol art dei graffitari (quelli che coprono di scritte i vagoni ferroviari, per intenderci), ma sempre su uno scenario tendenzialmente metropolitano o post-industriale. Si vedano per esempio i coloratissimi murales di Francesco Jriti (nato a Bova Marina nel 1939; dal ‘63 a Cairo Montenotte), come quelli che fronteggiano l’oratorio della Misericordia. Il loro primitivismo spigoloso, un po’ cretese un po’ mesoamericano (ma rivisto nella luce di Picasso) è quanto di più lontano si potrebbe immaginare non solo dalla pagina in stucco che li guarda a pochi metri di distanza, ma anche da tutto il resto (e indipendentemente dalla loro qualità intrinseca, che è elevata). Ma non si può negare che l’estraneità all’ambiente stuzzichi comunque a riflettere sul dialogo fra antico e moderno, sulla compresenza di linguaggi diversi e dissonanti. Altri episodi murali prediligono invece una figurazione più tradizionalista, con qualche concessione al trompe-l’oeil (vedi l’Archivolto di Bruno Chiarlone, che prolunga all’infinito la salita di via Vezzargo) e un’intonazione spesso fiabesca. Le streghe della valle Argentina sono in tal senso un soggetto classico, come dimostrano La strega, l’alabarda e il fiore di Sandro Marchetti. La fiaba può essere anche spunto per un’incursione tormentata nella mitologia, come nelle figure livide di Massimo Paterna e Stefano Or-landini in piazza Etra: il loro contraltare riposante è nel cielo alla Ma-gritte dipinto da Isabella Vignali fra piazza Brezzo e via Marco Aurelio, o nelle Metamorfosi (presso il ponte di Santa Lucia) di Rainer Sieber, tedesco trapiantato a Molini di Triora cui si deve pure una suggestiva installazione di arte povera (Lo spirito della valle). L’approccio favolistico nutre anche un paesaggio d’invenzione come la Fantasilucco dipinta da Loredana Murachelli con l’aiuto di un nugolo di entusiasti bambini del paese (e stavolta su un supporto più pertinente, un muraglione al limitare del centro storico): come dire che l’arte può e deve coinvolgere la comunità in un gioco creativo anche quando le sue tecniche sono lontane dalla tradizione di quella comunità. La pittura, comunque, non sempre asseconda ritmi e tempi del suo supporto architettonico. |
A volte l’artista costruisce la sua composizione facendo perno
sulla dimensione del muro, ridipingendo tubi e grondaie (Roberto Gaiezza)
o sfruttando i pieni e i vuoti della parete (Calvini), e magari avvalendosi
di una figurazione a campiture piatte (entrambi). Altrove (Guido Bagini
o Enrico Morelli) siamo di fronte a dipinti che stanno lì, ma
potrebbero anche stare da un’altra parte: il bello dei murales
di Badalucco, in fondo,
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